Campigli, pagana e misteriosa felicità

Elena Pontiggia, Arte, May 1, 2021

L'influenza etrusca sull'opera di un maestro italiano del '900

Gli zingari, 1928, olio su tela, cm 96x76. Collezione Augusto e Francesca Giovanardi, Milano

 

Una mostra di Massimo Campigli (Berlino, 1895 - Saint-Tropez, 1971) come non era stata mai tentata: con trentacinque quadri e una cinquantina di reperti etruschi, Massimo Campigli: una pagana felicità, aperta aPalazzo Franchetti a Venezia dal 22 maggio al 30 settembre, dimostra tutto l'influsso delle terrecotte etrusche sulla sua pittura. Nel cinquantenario della morte dell'artista, ne propone un'interpretazione convincente.

Massimo Campigli, Donne con l'ombrellino, 1940, olio su tela, cm 100x81. Collezione Augusto e Francesca Giovanardi, Milano.

Antefissa a testa femminile, seconda metà del IV sec. a.e. (Montaltodi Castro, Fondazione Vulci).

 

UMANITA' SORRIDENTE.

Il 1928 è cruciale per Massimo Campigli, che l'anno prima si era deciso, tra mille dubbi, a lasciare l'attività di giornalista per dedicarsi alla pittura. In estate, da Parigi dove viveva, si reca a Firenze con la moglie e subito dopo a Roma dove, al Museo di Villa Giulia, rimane commosso dalla visione dell'arte etrusca. «Conoscevo come ogni altro l'arte etrusca. Ma solo nel 1928 mi trovai pronto a ricevere in pieno il coup defoudre. Mi riconobbi negli etruschi. Amai questa umanità piccola, sorridente e che fa sorridere. Nei miei quadri entrò una pagana felicità».

 

MISTERO. 

Gli zingari, ch e è proprio del 1928, è un'opera legata al percorso precedente dell'artista e le donne sono ancora monumentali come nei primi quadri ispirati a Picasso.Come sempre, in Campigli, tutto esprime un senso di mistero: non sai se quelle chiromanti e portatrici d'acqua siano nostre contemporanee o vengano da un passato remotissimo.

Mssimo Campigli, Donne euccelli, 1944, olio su tela, cm 72x92.

 

Le donne, per lui, sono un enigma (anche concretamente: l'artista era figlio di una ragazza-madre che aveva dovuto fingere di essere sua zia per salvare le apparenze). Subito dopo il 1928 invece l'ispirazione etrusca diventa più evidente e i volti femminili appaiono sempre più simili a terrecotte dell'antica Tuscia. I loro corpi geometrici, stilizzati come in una clessidra, le pettinature rettangolari, i vestiti decorati ritmicamente ricordano gli infissi dei templi o le donne adagiate sui sarcofagi etruschi.

Anchei colori, gli ocra, i bianchi calcinati, i rosa, richiamano quel mondo lontano. Campigli dimostra così quello che diceva Shaw: il passato è sempre presente. Di veramente vecchio c'è solo il giornale di stamattina.