I grandi protagonisti del Novecento a Palazzo Franchetti, Venezia

Finestre sull'Arte, November 25, 2019

Palazzo Franchetti a Venezia ospita fino al 16 febbraio 2020 la mostra Il Novecento a Palazzo Franchetti. Un percorso espositivo tra i maestri del XX secolo: da Giorgio de Chirico a Giorgio Morandi, da Giacomo Balla a René Magritte, da Paul Klee a Franz Kline, da Joan Mirò a Leoncillo. L’esposizione intende rappresentare un’occasione per interrogarsi sul futuro dell’arte attraverso opere dei grandi protagonisti del Novecento. Quelle in mostra sono opere raramente viste. Inoltre si ascolteranno le parole di Giorgio Morandi in un’intervista a The Voice of America del 1957: “il compito educativo possibile delle arti figurative” è “particolarmente nel tempo presente, quello di comunicare le immagini e i sentimenti che il mondo visibile suscita in noi”.

Si riflette poi sulla velocità, sul movimento e sulla tecnologia con le opere di Giacomo Balla e di Gino Severini: “la pittura futurista nel distruggere l’immobilità in ogni cosa” viene “trasportata nell’impressionante caos dell’azione dinamica universale»”.

I colori delle tele risuonano nell’ “irruzione immediata dell’infinito nel finito” di Joan Mirò, in contrapposizione con l’arte pacata di Paul Klee, specialmente in Die Rolle del 1930, quadro realizzato durante uno degli ultimi anni di insegnamento alla Bauhaus.

Ci si chiede quale sarà lo scopo della pittura futura. Giorgio de Chirico, come un veggente, afferma che “sarà esattamente uguale a quello della poesia, della musica e della filosofia: creare sensazioni sconosciute in passato; spogliare l’arte del comune e dell’accettato, da qualsiasi soggetto a favore di una sintesi estetica: sopprimere completamente l’uomo quale guida o come mezzo per esprimere dei simboli, delle sensazioni, dei pensieri, liberare la pittura una volta per tutte dall’antropomorfismo che soffoca la scultura; vedere ogni cosa, anche l’uomo, nella sua qualità di ogni cosa”.

Si prosegue con il Surrealismo: i capolavori iconici di René Magritte fanno emergere come “il mistero di cui si tratta” sia “senza risposta per definizione”. L’Espressionismo AstrattoFranz Kline, l’Informale; Leoncillo affermava che “i volumi e il disegno non vanno cercati. Non voglio creare qui un vuoto e là un pieno, ma qui ho il bisogno di affondare le dita e togliere creta e là attaccarla addosso. E allora qui viene un vuoto e là un pieno, ma vengono, non li cerco io come tali”.

Il percorso espositivo si conclude con la grande rivoluzione degli anni Sessanta, la Pop Art, e Andy Warhol che dichiara “tutti i quadri devono avere le stesse dimensioni e gli stessi colori, in modo che siano intercambiabili, e nessuno pensi di avere un quadro migliore o peggiore. E se uno è un capolavoro, lo sono tutti. E poi anche se il soggetto è diverso si dipinge sempre lo stesso quadro”.

Nel giardino che si affaccia sul Canal Grande sono collocati i totem di Roberto Sebastian Matta