Jean Dubuffet torna a Venezia 35 anni dopo

Stefano castelli, Arte Cairo Editore

Affacciata sul Canal Grande, nel giardino di Palazzo Franchetti, una delle celebri sculture antropomorfe di Jean Dubuffet (1901-1985) ne annuncia la monografica. All'interno, dopo un'altra scultura in cima al suggestivo scalone, si svolge un percorso che rievoca i passaggi veneziani della sua carriera, ma che funziona anche come retrospettiva di alcuni dei suoi cicli maggiori, con molti prestiti importanti. Si parte dal ciclo Célébration du Sol, in cui la materia pittorica diventa magmatica metafora del terreno, specchio di un rapporto franco, reinventato tra uomo e mondo. Si prosegue con il ciclo dell'Hourloupe (esposto nel 1964 nella mostra di Dubuffet a Palazzo Grassi): entrano in gioco automatismo e casualità. Il fitto intrico di segni corteggia l'istinto, ma mantiene uno straordinario controllo a livello compositivo. Le figure sono paradossali, beffarde e poetiche, per una sovversione totale di ogni canone prestabilito. L'ultima tappa, prima di una serie di stanze con fotografie e documenti, è la sala dedicata alle Mires, i dipinti che l'artista presentò nel Padiglione francese alla Biennale di Venezia del 1984. Segno e colore si liberano e invadono lo spazio, senza cedere alla retorica gestualità, ma facendo convivere struttura e deviazione.