Lee Miller e Man Ray, la loro storia diventa una mostra

Riccardo Conti, Harper's Bazaar, Novembre 11, 2022

A VENEZIA, PALAZZO FRANCHETTI OSPITA UNA GRANDE MOSTRA DEDICATA A LEE MILLER, ICONA DEL NOVECENTO E UNITA A MAN RAY PER ARTE E AMORE.

 

COURTESY OF PALAZZO FRANCHETTI
 
Ci sono figure semplicemente straordinarie, capaci con la loro biografia di abbracciare l'intera gamma di sfumature di un secolo e di restituirle tutte attraverso il proprio stile e la propria arte. Elizabeth "Lee" Miller, Lady Penrose è stata indubbiamente una di questa figure che hanno incarnato, ma anche precorso, lo spirito del tempo. Lei, che era nata in una cittadina dello stato di New York nel 1907, oggi è celebrata come figura femminile pionieristica e per il suo apporto alla cultura fotografica, ma come è noto, limitare la sua biografia al ruolo di fotografo sarebbe riduttivo. Ora, una grande mostra curata da Victoria Noel-Johnson ha da poco aperto nella cornice di Palazzo Franchetti a Venezia e il titolo 'Lee Miller Man Ray - Fashion - War -Love' aiuta già a comprendere i vari temi e intenzioni del progetto espositivo.
Lee Miller nacque in una famiglia dove il padre Theodore, ingegnere di origine tedesca con la passione per la fotografia, fu il primo a rappresentare la figlia in particolari fotografie stereoscopiche in voga allora. Dell'infanzia, non certo serena di Lee Miller si è scritto e ipotizzato molto, soprattutto attorno all'ombra di una violenza sessuale subita in tenera età. Quel che è certo che il corpo non ancora maturo della Miller fu il soggetto di scatti sensuali realizzati da Theodore Miller.
 
COURTESY OF PALAZZO FRANCHETTI
 
A metà degli anni venti il fatto che cambia la sua vita: per una fortuita coincidenza Lee Miller viene salvata da un'incidente proprio da Condé Montrose Nast, leggendario editore di riviste come Vogue Vanity Fair. Nast ne apprezza la bellezza e il magnetismo, lanciandola nel mondo della moda. Inizia a dividersi tra New York e Parigi, dove inizia la sua professionale di modella, musa e poi a sua volta fotografa.
Nel 1922 Lee Miller si avvicina agli ambienti surrealisti e in particolare Man Ray; il geniale artista e fotografo americano, tra i maggiori 'responsabili' di quello sguardo surrealista della fotografia che avrebbe poi influenzato i suoi contemporanei e generazioni di fotografi. Da Man Ray la giovane Miller inizia il suo apprendistato diventando soggetto e poi vera a propria musa del maestro. La loro relazione diventa sentimentale e nell'atelier di Man Ray, Lee Miller inizia a realizzare i suoi scatti, aiutando e come si è dimostrato poi, addirittura sostituendo Man Ray sul set. La mostra a Palazzo Franchetti si pone anche questo obiettivo: riconoscere a Lee Miller il ruolo fondamentale che giocò in quel tratto comune di percorso, sottraendola dall'ombra di Man Ray che l'ha sempre accompagnata e approfondendo così il loro rapporto, tanto profondo quanto complesso, in una luce più oggettiva nelle varie tappe del loro interagire prima come maestro poi come amore e infine come amico.
Sono circa centoquaranta le fotografie di Ray e Miller esposte in mostra e poi oggetti d'arte, documenti audiovisivi provenienti da Lee Miller Archives e della Fondazione Marconi che tratteggiano un percorso cronologico e tematico.
COURTESY OF PALAZZO FRANCHETTI
 
"Preferisco fare una foto che essere una foto" dichiarò Lee Miller, una citazione con la quale si può saggiare il suo recalcitrante ruolo di semplice 'musa' passiva e pura bellezza offerta alla dissezione tipicamente surrealista del corpo femminile. Nelle foto, il visitatore può ritrovare tutto il milieu culturale che rese fino alla fine degli anni Quaranta Parigi capitale dell'arte. Ci sono i volti dei giganti della pittura, ma anche il fenomeno dell'haute couture e della moda come linguaggio sempre più pervasivo e vicino alla avanguardie.
Se tutto questo non bastasse a fare di Lee Miller un'autrice di per sé importante, c'è poi l'altra Miller; quella che trasferitasi a Londra -città dove lavora come fotografa per British Vogue- , divenne fotoreporter di guerra durante la Seconda guerra mondiale, accreditata presso l'esercito americano. Dal reportage del Blitz di Londra, alla liberazione di Parigi passando per le atrocità dei campi di sterminio di Buchenwald e Dachau si arriva al 1945 quando realizza l'iconico scatto nella vasca da bagno del Fuhrer presso la sua abitazione a Monaco di Baviera, per cercare idealmente di lavare via tutto il male dell'Olocausto.
 
 
THE LEE MILLER ARCHIVES
 
Sono molti i motivi per visitare la mostra ma tra i tanti, è importante con gli strumenti culturali di oggi che si vorrebbero più appuntiti di un tempo, capire e apprezzare l'autodeterminazione di una donna straordinaria che ha fatto di se stessa e del suo lavoro una pagina di vero femminismo che supera mode e posizioni ideologiche: "Continuo a ripetere a tutti: 'Non ho perso un minuto in tutta la mia vita' - ma ora so che se la ripetessi sarei ancora più libera con le mie idee, con il mio corpo e il mio amore."