Palazzo Franchetti apre la sua nuova stagione con una mostra dedicata al rivoluzionario ed eclettico artista francese che per due volte, nel 1964 e alla Biennale del 1984 Biennale, scelse Venezia per presentare le sue nuove opere.
LA MOSTRA
«Mi diverte presentare per una volta i miei lavori in prima visione a Venezia invece che a Parigi». Parlava così, nel 63, uno dei più importanti artisti francesi del dopoguerra, Jean Dubuffet, uomo eclettico, rivoluzionario e costante sperimentatore. Perché proprio Dubuffet, nella città lagunare, ha esposto alcune sue opere in ben due occasioni, presentandole al pubblico per la prima volta in assoluto. E cioè nel 1964, a Palazzo Grassi, con il suo lavoro dal titolo L'Hourloupe e nel 1984, in occasione della Biennale e con l'ultima serie Mires, rappresentando il suo Paese in un padiglione a lui interamente riservato. Un legame, quello dell'artista con Venezia, segnato indissolubilmente da queste date che saranno ricordate dal 10 maggio al 20 ottobre attraverso la mostra a Palazzo Franchetti Jean Dubuffet e Venezia. Quest'ultima, vera co-partner dell'evento. E pensare che l'artista, tra il 49 e il 50, rifiutò la proposta di Bruno Alfieri di una sua mostra tutta veneziana. Una posizione dettata dall'indole notoriamente provocatoria e da una visione anti culturale fortunatamente cambiata è il caso di dirlo qualche tempo dopo.
«Mi diverte presentare per una volta i miei lavori in prima visione a Venezia invece che a Parigi». Parlava così, nel 63, uno dei più importanti artisti francesi del dopoguerra, Jean Dubuffet, uomo eclettico, rivoluzionario e costante sperimentatore. Perché proprio Dubuffet, nella città lagunare, ha esposto alcune sue opere in ben due occasioni, presentandole al pubblico per la prima volta in assoluto. E cioè nel 1964, a Palazzo Grassi, con il suo lavoro dal titolo L'Hourloupe e nel 1984, in occasione della Biennale e con l'ultima serie Mires, rappresentando il suo Paese in un padiglione a lui interamente riservato. Un legame, quello dell'artista con Venezia, segnato indissolubilmente da queste date che saranno ricordate dal 10 maggio al 20 ottobre attraverso la mostra a Palazzo Franchetti Jean Dubuffet e Venezia. Quest'ultima, vera co-partner dell'evento. E pensare che l'artista, tra il 49 e il 50, rifiutò la proposta di Bruno Alfieri di una sua mostra tutta veneziana. Una posizione dettata dall'indole notoriamente provocatoria e da una visione anti culturale fortunatamente cambiata è il caso di dirlo qualche tempo dopo.
PIÙ DI UNA RETROSPETTIVA
«Non sarà la solita mostra retrospettiva assicura Frédéric Jaeger, curatore insieme a Sophie Webel perché con questa terza esposizione veneziana vogliamo ripercorrere le tracce di Dubuffet in città, mostrando i tre cicli maggiori della sua opera, di cui L'Hourloupe è il nucleo centrale». Ciclo, quest'ultimo, che sarà costituito da una ventina di dipinti realizzati fra il 63 e il 67 oltre che dall'opera monumentale, alta 4 metri, installata nel giardino. Saranno inoltre esposti il ciclo della Celebrazione del suolo (tra cui alcune litografie dei Phénomènes e dipinti della serie Texturologies et matériologies) e le opere tratte da Mires. Non mancherà poi una sezione dedicata a lettere, foto e articoli evocativi delle mostre del 64 e dell'84. Insomma, un centinaio di opere complessive provenienti per il 60% dalla Fondazione Dubuffet. Ma anche dalla Gandur, Beyeler e Peggy Guggenheim Collection di Venezia.
UN ACCORDO PER IL PALAZZO
Non poteva che essere scelto Dubuffet per inaugurare il nuovo accordo di partenariato per la gestione degli spazi espositivi di Palazzo Franchetti tra l'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti ed Art Capital Partners. «L'Istituto, fra le principali accademie culturali italiane, è attento a organizzare eventi volti a valorizzare questa sede straordinaria. E Venezia, per sopravvivere, ha bisogno anche di tutto questo», afferma il presidente Gherardo Ortalli, sottolineando come la neo collaborazione culturale non terminerà con l'esposizione di Dubuffet.
UN MEZZANINO PER L'ARTE
«ACP Palazzo Franchetti le parole del presidente Franco Calarota sarà il marchio che caratterizzerà il futuro. Abbiamo già in programmazione una mostra su Morandi e Orozco, artisti non così distanti fra loro, e porteremo avanti progetti di connubio tra arte e musica. E nelle stanze del mezzanino, agli artisti contemporanei daremo la possibilità di ricreare l'ambiente considerandone spazio e storia».
