Jean Dubufffet e Venezia

Exibart, Luglio 1, 2019

Esiste uno stretto legame tra uno dei due più importanti artisti francesi del dopoguerra, Jean Dubuffet, e Venezia. L'artista torna oggi protagonista di una considerevole rassegna, a cura di Sophie Webel e Frédéric Jaeger, che intende rendere omaggio e ricordare l'importanza di due celebri mostre che, proprio nella città lagunare, hanno segnato il percorso dell'artista: le esposizioni a Palazzo Grassi nel 1964 e al padiglione francese della Biennale nel 1984, palcoscenici importanti scelti da Dubuffet stesso per presentare in esclusiva i suoi lavori più recenti dell'epoca. La mostra è ospitata tra i saloni ricchi di storia del piano nobile di Palazzo Franchetti, prestigioso palazzo di origine quattrocentesca con affaccio diretto sul Canal Grande ed è organizzata dalla società che ha in gestione la sede espositiva, ACP, con la preziosa collaborazione della Fondazione Dubuffet

Il catalogo è edito da Five Continents Editions.

 

Attraverso il ricordo delle storiche esposizioni veneziane, la mostra a Palazzo Franchetti presenta i tre cicli più importanti dell'opera di Dubuffet: la serie Célébration du sol, in cui l'artista approfondisce negli anni Cinquanta le ricerche sugli infiniti effetti della materia e a cui appartengono le Matériologies e le Texturologies, al ciclo l'Hourloupe, il vero <<nucleo centrale>> della ricerca di Dubuffet, come scrive Daniel Abadie [...]. 

E' un'arte affolata, ricca di suggestioni, quasi chiassosa, come indica il termine stesso di "Hourloupe" (dal francese entourlouper, turlupinare), creatrice di un universo alternativo in grado di penetrare il reale stesso. A questo ciclo appartengono anche interessanti sculture, come le opere monumentali collocate nel giardino del Palazzo, raro spazio verde a Venezia che può vantare un invidiabile affaccio diretto sul Canal Grande e quindi grande visibilità, a pochi passi dal Ponte dell'Accademia. Concludono il percorso gli anni Ottanta con la serie Mires, ben rappresentata in mostra da circa quindici dipinti che, con colori vibranti e fluide pennellate, fanno cedere i limiti fisici del quadro. Sono questi i lavori scelti da Dubuffet per rappresentare ufficialmente il suo Paese alla Biennale di Venezia del 1984. A completare ed arricchire il percorso espositivo, è proposta una selezione studiata di disegni, gouache e documenti a testimonianza delle mostre del 1964 e 1984, accompagnati da fotografie, lettere ed articoli che non tralasciano le sperimentazioni musicali dell'artista. La mostra restituisce quindi un ritratto completo di un vero sperimentatore che con coraggio si è distaccato da tradizioni percepite ormai come aride e limitanti per volgersi verso un utilizzo emotivo e psichico del medium pittorico.