Fioroni, protagonista femminile della Pop Art italiana legata alla Scuola di Piazza del Popolo, protagonista a Palazzo Franchetti.
Ci sono artisti che raccontano il mondo attraverso le immagini. E poi ci sono artisti che, atraverso le immagini, riescono a raccontare anche ciò che normalmente appartiene alle parole. Con la mostra Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato. Immagini e parole, ospitata negli spazi di ACP - Palazzo Franchetti a Venezia fino al 2 agosto, l'artista romana torna nella città che ha accompagnato molti momenti fondamentali del suo percorso creativo.
Una presenza che non rappresenta semplicemente un ritorno espositivo, ma quasi una nuova conversazione con Venezia, città della memoria per eccellenza. Dove il tempo sembra sedimentarsi tra pietra, acqua e racconti. Non sorprende che proprio Venezia ospiti una riflessione sul rapporto tra memoria e immagine. Poche città come questa vivono infatti sospese tra ciò che è stato e ciò che continua a reinventarsi.
Il progetto espositivo, realizzato da ACP - Palazzo Franchetti by Fondazione Calarota insieme alla Fondazione Goffredo Parise e Giosetta Fioroni, con il supporto della Galleria d'Arte Maggiore g.a.m., restituisce al pubblico uno degli aspetti più originali e meno esplorati della sua ricerca, mettendo al centro il dialogo costante tra immagini, parole e memoria.
DIMENSIONE NARRATIVA
Pochi artisti italiani del secondo Novecento hanno costruito un immaginario riconoscibile quanto quello di Giosetta Fioroni. Unica figura femminile associata alla cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, accanto a protagonisti come Schifano, Festa e Angeli, Fioroni ha sempre mantenuto una voce autonoma. Distante dalle semplificazioni e dalle etichette troppo strette. Pur condividendo alcuni elementi della Pop Art, il suo sguardo ha continuato a muoversi lungo territori più intimi. Dove la memoria personale, il ricordo, l'infanzia e la dimensione narrativa diventano strumenti di indagine della realtà.
La mostra veneziana sceglie di concentrarsi proprio su uno degli aspetti meno raccontati ma più affascinanti della sua ricerca: il rapporto tra immagine e scrittura. Un legame che attraversa l'intera produzione dell'artista e che trova nella letteratura non un semplice riferimento culturale , bensì un autentico terreno di confronto creativo.
Il percorso si sviluppa nelle sale della biblioteca di Palazzo Franchetti, dove libri d'artista, ceramiche e testimonianze di dialoghi letterari costruiscono un itinerario intimo, quasi domestico, lontano dalla spettacolarizzazione che spesso accompagna l'arte contemporanea. Qui il visitatore è invitato a entrare nel laboratorio creativo di Fioroni, seguendo il filo sottile che unisce parola e immagine lungo oltre mezzo secolo di ricerca.
Non è un caso che il percorso espositivo nasca anche in collaborazione con la Fondazione Goffredo Parise. Il lungo sodalizio intellettuale che ha unito Fioroni allo scrittore veneto continua infatti a rappresentare una delle chiavi di lettura più significative della sua opera. E non è irrilevante che questo dialogo torni proprio a Venezia, città profondamente presente nell'immaginario e nella scrittura di Parise. Nelle sale della biblioteca emerge una costellazione di libri d'artista che testimonia come, per Fioroni, la parola non sia mai stata una presenza accessoria. Al contrario, diventa materia visiva, struttura narrativa, occasione per ampliare il significato delle immagini.
TESTO E FIGURA
Opere come Diario veneto, veneziano, lagunare e..., Ozio con Goffredo Parise, Fisionomie o Dossier Vado mostrano come il libro possa trasformarsi in uno spazio di libertà creativa dove testo e figura smettono di appartenere a discipline separate. Non si tratta di semplici pubblicazioni illustrate. Ogni pagina diventa un luogo di incontro, una superficie nella quale il segno grafico e la parola scritta si inseguono, si completano e talvolta si contraddicono.
In un tempo in cui scorriamo immagini con il pollice e con distrazione, Fioroni sembra invece chiedere al visitatore di fermarsi. Di guardare e leggere con la stessa attenzione.
La mostra restituisce inoltre il dialogo che Fioroni ha costruito nel tempo con alcune delle voci più significative della letteratura italiana del Novecento. Da Andrea Zanzotto a Guido Ceronetti, emerge una trama di relazioni culturali che testimonia come la sua ricerca abbia sempre abitato una zona di confine, dove le arti visive e la scrittura cessano di essere linguaggi autonomi per diventare parti di un'unica narrazione.
Particolarmente suggestiva risulta la presenza delle opere in ceramica realizzate presso la storica Bottega Gatti di Faenza. Qui il concetto stesso di libro si espande nello spazio. Le pagine diventano volumi, gli oggetti assumono una dimensione scultorea e la lettura si trasforma in esperienza fisica. I testi poetici di Ceronetti trovano così una nuova materialità, accolti all'interno di strutture che invitano lo spettatore non soltanto a osservare, ma quasi a percorrere l'opera.
RICORDI INAFFERRABILI
Anche gli iconici Argenti continuano a rappresentare una presenza fondamentale all'interno del percorso creativo dell'artista. Con i loro riflessi metallici e la loro apparente fragilità, gli Argenti hanno reso immediatamente riconoscibile il linguaggio di Fioroni, trasformandosi in immagini fra le più iconiche dell'arte italiana degli anni Sessanta. Quelle superfici luminose e quasi sospese nel tempo sembrano condividere la stessa tensione che anima i lavori esposti oggi: il tentativo di trattenere immagini fragili, ricordi inafferrabili e frammenti di esistenza destinati altrimenti a dissolversi.
Forse è proprio questo il signficato più profondo del titolo scelto per la mostra. Il futuro è uscito dal passato non appare come una semplice dichiarazione poetica, ma come una possibile definizione dell'intera vicenda artistica di Fioroni. Un percorso che continua a guardare avanti senza rinunciare alla memoria, dimostrando come il contemporaneo possa nascere non dalla rimozione di ciò che è stato, ma dalla sua continua reinterpretazione.
In un'epoca dominata dalla velocità delle immagini digitali e dal consumo istantaneo di contenuti, il lavoro di Giosetta Fioroni ricorda che guardare è un gesto più complesso del semplice vedere- Significa leggere, ricordare, immaginare. Signifca concedere alle immagini il tempo necessario per raccontare una storia.
E forse, uscendo dalle sale di Palazzo Franchetti, si comprende che la vera protagonista della mostra non è soltanto l'arte, né la letteratura. È quel territorio intermedio e rarissimo in cui entrambe riescono ancora a parlarsi.
