Parasol Unit returns with a showcase of women from Central Asia and beyond

Georgina Adam, The Art Newspaper, Maggio 7, 2026

LO SPAZIO NON PROFIT LONDINESE, CHIUSO NEL 2020, INIZIA UNA NUOVA ERA ALLA BIENNALE DI VENEZIA CON UNA MOSTRA DI 11 ARTISTE

Tala Madani’s video The Womb (2019) features in Turandot: To the Daughters of the East. The title of the show, featuring 11 women, is inspired by the Central Asian origins of the story of Turandot, later made famous by Puccini Courtesy the artist and David Kordansky Gallery

Il video The Womb (2019) di Tala Madani è presente in Turandot: To the Daughters of the East. Il titolo della mostra, che riunisce 11 donne artiste, si ispira alle origini centroasiatiche della storia di Turandot, resa celebre in seguito da Puccini. Per gentile concessione dell’artista e della David Kordansky Gallery.

 

L’ammirato spazio espositivo non profit londinese Parasol Unit, che ha chiuso nel 2020 dopo 16 anni di attività, torna sulla scena e inaugura una nuova mostra, Turandot: To the Daughters of the East, come evento collaterale ufficiale della Biennale.

La mostra presenta 11 artiste provenienti dall’Asia Centrale e dalle regioni limitrofe ed è curata da Ziba Ardalan, fondatrice di Parasol Unit. Ospitata nello storico Palazzo Franchetti, rimarrà aperta per tutta la durata della Biennale.

«Senza i limiti imposti da una sede unica [come avevamo a Londra], siamo nella posizione ideale per portare mostre di livello internazionale ovunque vi sia la necessità di un dialogo legato all’arte», ha dichiarato Ardalan a The Art Newspaper. «Volevo sottolineare l’importanza del legame tra Oriente e Occidente, in un momento in cui l’Oriente si è affermato come una forza enorme sotto ogni aspetto: presentare questa mostra a Venezia era indispensabile».

L’esposizione abbraccia molteplici linguaggi artistici: opere video di Lida Abdul, Hera Büyüktaşçıyan, Daria Kim e Tala Madani; installazioni di Afruz Amighi, Saodat Ismailova e Nazira Karimi; sculture di Huma Bhabha e Mona Hatoum; pittura, video e spoken word di Farideh Lashai; e lavori tessili e sonori di Madina Joldybek. «In questa regione esistono artiste straordinarie che credo dovremmo conoscere meglio», afferma Ardalan, originaria dell’Iran.

Il titolo della mostra si ispira alla narrazione di Turandot: Turandokht in persiano significa infatti “figlia di Turan”. L’esposizione prende spunto dal rapporto storico tra l’Iran e il Turan, una regione nomade dell’Asia Centrale. Oggi la storia è nota soprattutto grazie all’opera di Puccini, ma in origine fu adattata per il teatro dal drammaturgo veneziano Carlo Gozzi e debuttò nel 1762 al Teatro San Samuele, oggi demolito, che sorgeva a poche strade di distanza dalla sede della mostra di Parasol Unit.

Nell’ambito di questa nuova fase di Parasol Unit, la fondazione è impegnata anche in un progetto molto diverso ad Atene, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita della scultrice svizzera Heidi Bucher.

«Turandot racchiude storia, poesia e molto altro», spiega Ardalan, «ma non definisce le future attività della fondazione». Altre iniziative sono già in programma per il futuro.