Hans-Ulrich Obrist: “Il futuro è uscito dal passato, quindi? Frammenti della tua storia personale e nazionale hanno alimentato questo nuovo linguaggio?”
Giosetta Fioroni: “Esattamente”.
Dopo la sua partecipazione a più edizioni della Biennale di Venezia (1956, 1964, 1972, 1993, 1995, 2011) Giosetta Fioroni torna a Venezia, grazie a un percorso articolato in tre tappe volto a mettere in luce l'attualità e le molteplici sfaccettature dell'arte dell'unica protagonista femminile della Pop Art legata alla Scuola di Piazza del Popolo di Roma. Tra le poche artiste donne di rilievo nel dopoguerra in Italia, la sua ricerca è capace ancora oggi di risuonare con l’attualità e di intrecciarsi con altri linguaggi espressivi contemporanei ed esercita una duratura influenza sulle generazioni successive anche a livello internazionale. Dopo la prima tappa alla Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. di Bologna, è ora la volta di ACP – Palazzo Franchetti by Fondazione Calarota. In questa occasione, l'attenzione si concentra, oltre che sui celebri Argenti – le iconiche opere degli anni Sessanta e Settanta, - anche attorno al suo legame con la letteratura, profondamente segnato dalla sua lunga relazione con Goffredo Parise, tramite una selezione di libri di artista realizzati da Fioroni.
Nel panorama dell’arte italiana del secondo Novecento, Giosetta Fioroni occupa una posizione singolare. Nata a Roma nel 1932, è tra i protagonisti della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, unica donna, ma la sua ricerca ha sempre oltrepassato ogni definizione univoca, muovendosi con libertà tra immagine, memoria e racconto.
Accanto alla pittura, che resta il nucleo più riconosciuto del suo lavoro, Fioroni ha attraversato nel tempo una pluralità di linguaggi, tra cui la pratica editoriale. È proprio nell’intreccio tra parola e immagine che prende forma un ambito cruciale della sua produzione: quello dei libri d’artista e delle illustrazioni, luoghi intimi e sperimentali in cui il gesto visivo dialoga con la dimensione narrativa e poetica. Non a caso, Fioroni ha più volte definito la parola scritta come un vero e proprio agent provocateur di immagini: un innesco capace di generare visioni, di attivare il segno e orientare la costruzione di un immaginario. L'esposizione nelle stanze della biblioteca di ACP - Palazzo Franchetti by Fondazione Calarota presenta una selezione significativa di libri realizzati da Fioroni nel corso dei decenni. Tra questi, titoli emblematici come Diario veneto, veneziano, lagunare e…, Ozio con Goffredo Parise, Fisionomie, Dossier Vado, fino ai lavori nati dall’incontro con alcune delle voci della letteratura italiana del Novecento, come il poeta veneto Andrea Zanzotto e lo scrittore Guido Ceronetti. In questi libri, il segno di Fioroni non si limita a illustrare, ma costruisce una presenza visiva autonoma che amplia e trasforma il testo. Una sezione della libreria è dedicata alle forme del libro che si espandono oltre il supporto cartaceo. Sono presenti lavori in ceramica realizzati presso la Bottega Gatti, concepiti come veri e propri libri tridimensionali: strutture che si aprono e si articolano nello spazio, accogliendo al loro interno testi poetici di Ceronetti, in dialogo con l’intervento visivo di Fioroni. In queste opere, la parola non accompagna l’immagine, ma ne diventa parte integrante e presenza materiale. Accanto a questa produzione, il percorso include anche una selezione di volumi di altri autori importanti per i quali Fioroni ha realizzato le copertine, testimoniando un’ulteriore modalità di relazione tra arte e letteratura. Tra questi, opere di Giorgio Bassani, Antonia Susan Byatt, Alberto Moravia, in cui l’intervento dell’artista si misura con il formato editoriale, condensando in un’immagine la soglia visiva del testo. La presentazione nelle stanze della biblioteca restituisce così un ambito essenziale della ricerca di Giosetta Fioroni, in cui il libro diventa spazio di invenzione, di memoria e di relazione tra le arti.
Protagonista del percorso anche una selezione delle sue iconiche tele degli anni Sessanta: gli Argenti che tanta influenza hanno e hanno avuto sull'arte e gli artisti contemporanei, a testimonianza dell'attualità del linguaggio artistico di Giosetta Fioroni. Del resto come lei stessa afferma nel 1976: “L'argento è memoria, è recupero e sospensione di tempi differenti". Un decennio prima, nel 1964 Giosetta Fioroni espone alla XXXII Biennale di Venezia, l'edizione che sancisce il successo internazionale della Pop Art. A differenza degli artisti americani, tuttavia, la sua pittura si distingue per una costante dimensione introspettiva e per una manualità dichiaratamente artigianale, esercitata attraverso il pennello e lontana dalla meccanica serialità delle tele serigrafate di Andy Warhol. Le sue opere colgono l'istante di uno sguardo o di un'emozione, attingendo tanto alla vita quotidiana - spesso filtrata attraverso rotocalchi e cronaca - quanto alla citazione colta anche dei maestri del Rinascimento o ai linguaggi, alle storie e alle tecniche del cinema. Agli anni Sessanta risalgono i celebri Argenti, immagini proiettate su tela o carta e dipinte con vernici industriali a smalto nel colore dell'alluminio, dall'effetto specchiante che sembrano far emergere le immagine, quasi in dissolvenza, tra le nuvole del tempo e che caratterizza in modo inconfondibile la sua produzione fino alla fine degli anni Settanta. Queste opere, oggi considerate emblematiche, definiscono un lessico visivo immediatamente riconoscibile dove la memoria, intesa come spazio attivo di rielaborazione del vissuto e dell’immaginario, è protagonista, così come la ricerca della costruzione di un'identità che non è solo personale, ma culturale. Del resto quando Hans-Ulrich Obrist le chiede: “Il futuro è uscito dal passato, quindi? Frammenti della tua storia personale e nazionale hanno alimentato questo nuovo linguaggio?” Giosetta Fioroni, risponde: “Esattamente”.
