C'è chi non si limita ad esporre, ma fa rivivere edifici storici: i Calarota della Galleria Maggiore a Palazzo Franchetti, e i Ferrarese Brunelli a Palazzo Martinengo.
Per secoli hanno sovrastato le acque dei canali e la laguna, immobili e fiabeschi, e tornano a una nuova vita in questi giorni della Biennale d'Arte. È ciò che fanno i palazzi veneziani, grazie ad artisti e galleristi, molti dei quali dall'Emilia-Romagna.
La novità più impressionante è offerta da Franco Calarota, proprietario, assieme alla moglie Roberta e alla figlia Alessia, della Galleria Maggiore in via D'Azeglio a Bologna. Ha preso in carico il meraviglioso Palazzo Franchetti, giusto di fronte all'Accademia, e ne ha fatto un suggestivo spazio per l'arte. Tre piani per un totale di circa mille metri quadrati, che comprendono scalone e sale completamente decorati con affreschi e stucchi, pronti per accogliere i maestri del XX secolo. L'edificio appartiene all'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, ma la famiglia bolognese ha ottenuto, per i prossimi diciotto anni, di poterne cambiare l'uso.
Un primo sguardo sul potenziale futuro dell'edificio è affidato alla mostra "Jean Dubuffet & Venezia", inaugurata ieri sera, che presenta un centinaio di opere che testimoniano la relazione dell'artista francese con la Serenissima: dalla mostra nel 1964 a Palazzo Grassi alla personale al Padiglione Francia nella Biennale dell'84. Nel giardino e all'ingresso, si innalzano due grandi sculture della famosa serie "Hourloupe", mentre nelle sale si alternano dipinti, disegni, gouache, documenti e fotografie che richiamano il soggiorno di Dubuffet in città. In una sala, tutte le opere che erano esposte ne 1984.
«Per molti anni siamo stati presenti a Venezia per la Biennale con mostre ed iniziative, abbiamo collaborato con la Fondazione Querini o con Fortuny - ricorda Franco Calarota - E così, quando si è presentata l'occasione di prenderci cura di questo meraviglioso edificio, abbiamo colto la palla al balzo. Abbiamo diciotto anni, durante i quali cercheremo di organizzare mostre in maniera continuativa».
Questa su Dubuffet rimarrà aperta al pubblico fino al 20 ottobre. La prossima metterà a confronto i dipinti di Giorgio Morandi con quelli di Mark Rothko, il mondo cattolico del Bolognese con quell'Ebraico dell'Americano.
Poco distante, sull'altro lato del canale, grazie alla Galleria di Maria Livia Brunelli di Ferrara, Palazzo Martinengo, casa e studio del pittore Mariano Fortuny, riapre al pubblico per la prima volta. Qui, fino al 21 maggio, si è installato il collettivo "Mortal Dement", che mette assieme le light boxes di Hiroyuki Masuyama, le grandi sculture in ceramica di Bertozzi & Casoni, le "rose" di Ketty Tagliatti, le installazioni di Matteo Valerio, una natura morta di Hans Op De Beeck. «Ho avuto l'idea di fare una mostra sul tema del memento mori quando un'amica mi ha portata all'interno di questo edificio - spiega la gallerista - In effetti, il motto della famiglia Mocenigo, attuali proprietari, è "Mortal Dement". Proponiamo il format che abbiamo testato nella nostra galleria, facendo dialogare le opere in contesti domestici».