Confronti inaspettati

Michele Ciavarella , Style Magazine

UNA MOSTRA CHE NASCE DALLA PASSIONE DI MASSIMO CAMPIGLI PER GLI ETRUSCHI MESCOLA OPERE NOTE E REPERTI INEDITI

Massimo Campigli, Il villaggio, 1957, olio su tela

 

Un fascino per il carattere della suggestione. Di questo tipo è lo shock che colpì Massimo Campigli al suo incontro con gli Etruschi, “una felicità pagana entrò nei miei quadri sia nello spirito dei soggetti che nello spirito dell’opera che divenne libera e lirica”, scrive ricordando la visita al Museo Etrusco di Villa Giulia di Roma nel 1929. Da quel momento in poi la sua pittura assume la forma che conosciamo: un’elaborazione onirica che affonda lo sguardo nella storia delle proprie origini. Da qui prende avvio Massimo Campigli e gli Etruschi: una felicità pagana, la mostra a Palazzo Franchetti di Venezia, dal 22 maggio al 30 settembre, la quale mette a confronto reperti etruschi e di Campigli. Un’operazione che mette in luce un’interpretazione sorprendente del senso contemporaneo di questo pittore dal percorso estremamente versatile. Il suo primo contatto con una corrente artistica avviene con il Futurismo; diventa poi giornalista (anche per il Corriere della Sera) e firma il Manifesto della pittura murale di Mario Sironi e Carlo Carrà, prima di intraprendere il percorso che conosciamo. Anche se la sua vita non è lineare. Nato a Berlino il 4 luglio 1895 con il nome di Max Ihlenfeld, la madre nubile lo affida alla nonna di Settignano (Firenze) e solo all’età di 15 anni scopre che la “zia Anna” è in realtà sua madre. Dopo vari trasferimenti, parte per la guerra in Russia e allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre lo ritroviamo soldato e profugo a Murmansk. Nel 1918, al rientro in italia, ottiene la cittadinanza e utilizza esclusivamente lo pseudonimo italiano. Nel 1942 fugge ai bombardamenti di Milano e, con la moglie, la scultrice Giuditta Scalini, arriva a Venezia dove nasce il figlio Nicola. Queste esperienze di vita lo rendono la personificazione della definizione del filosofo Giorgio Agamben: “Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascino di tenebra che proviene dal suo tempo”, e che la mostra veneziana illustra attraverso 50 reperti mai esposti, individuati dalla soprintendente Margherita Eichberg, accanto a 35 opere di Campigli.  

 

Busto votivo del III secolo a.C., Cerveteri, Necropoli della Banditaccia.